PiccoloGirasole

venerdì, 09 ottobre 2009

Mai dormire sugli allori...

E quando noi si credeva di essere in dirittura di arrivo... in arrivo ci sono solo guai.

La Presidente (!) dell'Ente sta convocando personalmente tutte le coppie in attesa sul Nepal, per aggiornamenti. Le voci ufficiose sono pessime... sentiremo quelle ufficiali.

La mia sfera magica prevede un futuro prossimo alquanto intenso e incazzato.

postato da soleazzurro alle ore 12:24 | link | commenti
categorie: adozione
giovedì, 20 agosto 2009

Estate...

Fosse sempre estate!

Dopo le vacanze nel mare di Sardegna ai primi di luglio (ormai dimenticate!), la seconda tranche delle mie vacanze è passata tra piscina, lago di Garda e faticosi trekking tra i monti, spaziando dal Sella al Catinaccio e dall’Adamello alle Tre Cime di Lavaredo.

Qui posto foto solo delle utlime due escursioni (del Sella e del Catinaccio avevo già postato in precedenti trekking).

 

Gruppo Adamello - Ghiacciaio delle LobbieNei dintorni del Rifugio Mandrone m. 2442Laghetti del ghiacciaio Mandrone (gruppo Adamello)Tre Cime di LavaredoDal Rif. Lavaredo a Rif. Pian di CengiaRifugio Pian di Cengia m. 2528Rifugio Locatelli m. 2438Laghi dei Piani (vicino al Rifugio Locatelli)

(Per saperne qualcosina in più passateci sopra il mouse e... se proprio vi interessa, internet ne sa molto)

Non è la fatica della salita con zaino in spalla e scarponi ai piedi che ti lascia senza fiato, è lo spettacolo unico delle cime che ti circondano e che ti rivelano infiniti scenari, che ti ripagano in un solo secondo di 7 ore di cammino...

 

postato da soleazzurro alle ore 12:45 | link | commenti
categorie: viaggi-vacanze-escursioni
giovedì, 25 giugno 2009

Bagagli...

E' certo che vorrei preparare le valigie per il Nepal, ma...

ma per il momento le sto preparando per andare al mare. Per la prima volta, ritorno in un luogo di vacanza in cui già sono stata e lo faccio per una serie semplicissima di motivi. Ho bisogno assoluto di riposo, di staccare mente e cuore da affetti concreti e futuri, dal lavoro e dalla quotidianità e allora ritorno in Sardegna nello stesso villaggio dell'anno scorso, dove ho passato giorni di vero relax e dolce far niente.

Chi si chiedesse come si fa ad andare in Sardegna senza visitarla, rimanendo confinati all'interno del villaggio, gli basti sapere che io già  l'ho girata tutta più volte, da nord a sud, da est a ovest per cui quello che voglio ora è solamente immergermi nelle acque cristalline che trovi solo in Sardegna. Se poi dovesse riemergere la mia voglia di curiosare, vedere, fotografare, c'è sempre l'arcipelago della Maddalena a pochi chilometri...

postato da soleazzurro alle ore 15:22 | link | commenti (3)
categorie: viaggi-vacanze-escursioni
lunedì, 11 maggio 2009

Al via!

Finalmente, dopo ben quattro mesi dalla data di riapertura ufficiale delle adozioni in Nepal, ci sono stati i primi abbinamenti tra genitori americani e bimbi nepalesi! Si vocifera che tra i prossimi imminenti ci sarà anche qualche coppia italiana (che non sarò certo io, visto che i miei documenti sono ancora in Italia e non faccio quindi parte di quel primo gruppo di coppie che già avevano i documenti in Nepal da oltre due anni).

Ma l'importante è che finalmente qualcosa si è mosso, la procedura è partita e ora... speriamo solo che tutti facciano diligentemente il proprio lavoro per permettere a noi... e a tanti altri come noi... di diventare genitori!

postato da soleazzurro alle ore 12:25 | link | commenti (3)
categorie: adozione
venerdì, 17 aprile 2009

La decisione è stata presa...

i documenti compilati, firmati e spediti.

Non ci resta che attendere, attendere, attendere...

postato da soleazzurro alle ore 10:31 | link | commenti (5)
categorie: adozione
martedì, 31 marzo 2009

Ora siamo ad un bivio...

o

confermiamo la nostra disponibilità a bambini con esigenze speciali (e in questo caso entreremmo in una corsia preferenziale e, dicono, abbastanza veloce)

o

non confermiamo questa disponibilità e mettiamo in conto minimo altri due anni prima di partire per il Nepal

Fammi indovino e ti farò ricco, diceva la nonna...

postato da soleazzurro alle ore 16:10 | link | commenti (2)
categorie: adozione
mercoledì, 25 febbraio 2009

Dedicato a te...

L’ho saputo ieri sera. Da mia madre. “Eri tu che conoscevi R.Z.?” …piccolo brivido lungo la schiena… “sì mamma, mi piaceva quando avevo 16 anni, era venuto anche a casa, te lo ricordi? Dove l’hai visto?” “Sui santini da mort (necrologi), è morto di tumore, c’era scritto -si ringrazia il centro oncologico di…- aveva 46 anni…

 

1980. Lo conobbi una fredda sera dicembrina, alle porte del Natale. Avevo 16 anni, lui due in più.

Mi affiancò lungo il corso e a bruciapelo mi chiese “hai dell’erba?” Farfugliai “No grazie io non fumo” “Sei uscita da messa?” “Si” “E vai sempre a messa a quest’ora la domenica?” “Quasi sempre” “Allora ti aspetto domenica prossima”.

E la domenica successiva, col cuore in tumulto, al finire della messa, lo cercai sul piazzale della chiesa. Non c’era. Delusa, ripresi il corso per tornare a casa. E di nuovo mi si affiancò “hai dell’erba?”, sorpresa, intimorita e affascinata, risposi di nuovo: “No, non fumo” “posso accompagnarti a casa?” “se hai voglia di farti un paio di chilometri a piedi…” “Va bene, così mi scaldo, fa un freddo cane stasera”.

Andò avanti così, con lo stesso identico rituale per settimane, anzi per domeniche. Durante il tragitto chiesa-casa (e ogni volta il percorso si allungava un pochino -prima fino alle vicinanze di casa, poi fino al vialetto, poi fino alla porta, poi in casa, alla fine invitato a cena dai miei-) cominciai a conoscere lui e la sua anima di bello e dannato. Era bello il ragazzo, profondi pozzi neri per occhi, capelli neri lisci e spettinati, pochi peli di barba incolta, un’intelligenza profonda, una curiosità incolmabile, ma una visione pessimistica del mondo e del futuro suo e dell’umanità intera. Sorrideva poco, rideva ancora meno, parlava tanto, chiedeva, esponeva, analizzava, cercava domande e risposte che nessuno era in grado di soddisfare.

Provavo a contrastare il suo colore nero cercando di convincerlo che c’erano anche altri colori, se non brillanti, almeno vivaci. Allora mi prendeva in giro, dicendomi sarcastico: “Lode alla domenica! piccola ragazzina solare e ottimista! nata di domenica”.

Passavamo ore e ore a parlare, senza sfiorarci, senza baciarci. La tentazione era sempre lì sotto pelle, ma nessuno dei due prendeva mai l’iniziativa.

Arrivò l’estate e con questa più libertà. Cominciammo a vederci più spesso, la sera ai giardini della piazza in centro. Se c’erano i suoi amici, lui era ancora più tetro e scontroso, continuava a chiedere sigarette ed erba. Poi riuscivo a convincerlo a fare due passi, da soli, e lui tornava il “mio bello e dannato”. Consumammo chilometri e chilometri di suole e di parole.

La sera del mio 17esimo compleanno, una domenica di pieno ferragosto, ottenni dai miei il permesso di rimanere fuori fino a mezzanotte. Ci inoltrammo a piedi sulla ripida salita che porta al Santuario di …… e trovammo un piccolo spiazzo erboso appartato. Lui aveva portato una coperta e una chitarra. Passammo la sera sdraiati vicini a cercare di indovinare stelle e costellazioni e lui per la prima volta mi raccontò di sé. Cominciai così a capire che il suo modo di vivere fuori gli schemi era in parte dovuto alla sua famiglia, alla difficile infanzia e adolescenza che gli aveva lasciato addosso un’amarezza e una demoralizzazione da cui non riusciva a liberarsi. Ma quella sera scoprii, per la prima e unica volta, che era capace di ridere, cantare e sognare. Voleva tagliare tutti i ponti e volare in Australia e lì rinascere.

Fu quella sera che, di punto in bianco, mi chiese di decidere tra lui e l’altro. “Non mi va di fare il ladro in chiesa, ma non impedirmi di baciarti. Non ce la faccio più. Ti do una settimana di tempo per decidere tra lui e me. Se anche tu vuoi stare con me, e lo so che lo vuoi, dimmelo. Ti lascerò finire gli studi e poi voleremo in Australia. Solo io e te. Nessun altro”. Non dissi nulla. Non facemmo l’amore, ma quei baci furono molto, molto di più.

E invece che una settimana, rimanemmo un mese senza vederci.

E quattro domeniche dopo, seduti sui primi scalini di casa mia, gli dissi di no. Col cuore lacerato e la mente lucida, con la certezza assoluta che non ero in grado di lottare contro il suo farsi male, non potevo competere con l’oblio che lui ricercava sempre più spesso anche in mia presenza, con la consapevolezza che la sua promessa di smettere se solo io avessi detto sì era dettata più dall’attimo che dalla voglia di provarci veramente e con la paura di venir trascinata in quel fuoco pericoloso, che lo stava già bruciando.

Dopo, ci incontrammo ancora, casualmente e vicendevolmente perdevamo ancora ore a parlare seduti sulle panchine o macinando chilometri a piedi. Ma la magia era perduta, lui si fece ancora più scuro e tenebroso. Poi venni a sapere da altri che si era messo con L., una del giro, una tigre che sbranava chiunque osasse solo salutarlo. E così girai al largo, sempre più al largo, finché ne persi le tracce.

Di tanto in tanto, negli anni, mi giungevano sue frammentarie notizie.

Si vociferò che era il padre di Z., figlia di M., allora diciottenne, anche lei del giro.

Seppi che il suo vizio era peggiorato, che era passato dal fumo alle siringhe.

Ebbi notizia che era venuto a vivere nel mio paese di origine, lui che abitava in un paesello una trentina di chilometri più a sud, dopo aver sposato L.

 

R., le nostre strade si sono di nuovo incrociate solo poche settimane fa. Ti ho visto aggirarti furtivo, diffidente e stanco tra gli scaffali del supermercato. Il tuo sguardo vacuo, spaventato e rassegnato non mi ha riconosciuto ed io non ho osato fermarti e salutarti, anche perché c’era lei vicino a te. Il fisico debilitato e la tristezza profonda di chi sa. Solo l’ombra di quell’anima bella e dannata di un giovane di trent’anni fa. Una stretta al cuore e la consapevolezza che il tuo male era solo opera tua. Poi via, ognuno con il suo carrello di spesa e vita.

Solo pochi giorni prima di incontrarti, il destino mi aveva fatto passare un pomeriggio tra gli scatoloni dei miei vecchi libri di scuola. Dopo un quarto di secolo, avevo passato un pomeriggio intero seduta in soffitta a casa dei miei, a sfogliare vecchi libri con annotazioni scolastiche e amorose, a rileggere vecchi temi. Tutto, ma proprio tutto ho buttato, tranne un tema, che qui sotto riporto testualmente.

 

13 ottobre 1982. Classe quarta D di un istituto tecnico.

Titolo: “13 ottobre 1992: Caro amico ti scrivo… Immagina la lettera che potresti scrivere tra dieci anni ad un amico/a lontano per raccontargli la tua vita”.

For Z. R. – Seventynine Avenue, 135 – Sidney – Australia.

Caro R., ho ricevuto la tua graditissima lettera una settimana fa e sarei veramente curiosa di sapere come hai fatto a scovarmi nei meandri di questa metropoli. La cosa che più mi ha impressionato è saperti in Australia, mai avrei immaginato che avresti realizzato quel tuo sogno che mi ripetevi continuamente dieci anni fa, quando passavamo intere ore a discutere perché tu mi volevi portare via con te, volevi che lasciassi M. e tutto il mio mondo per partire con te. Se avessi avuto gli anni che ho ora, la maturità che mi sento sulle spalle in questo momento, sarei certamente partita perché, come tu ben sai, ti volevo bene anche se a modo mio. Ora, anche se lo volessi, non potrei più nemmeno raggiungerti; infatti convivo con M., sì proprio quel tuo grande avversario che da sempre odiavi perché mi aveva conosciuto un solo mese prima di te, ed in più aspetto un figlio, il primo, con tutte le incertezze ed i problemi che porta. Conduco un’esistenza normalissima, come quelle che si conducevano dieci anni fa, ho appena lasciato il mio lavoro di impiegata statale su consiglio di tutti i parenti che mi vogliono in gran forma per il lieto evento, che poi proprio lieto, come lo definiscono, non è.

Ti ho pensato spesso in questi giorni, sono otto anni che non ci vediamo, sembrano pochi e sembrano tanti. Ricordo solamente le cose belle passate assieme, ricordo quell’estate in cui avevamo girovagato sempre insieme per dieci giorni, continuamente, mentre M. era al mare. Ricordo la sua faccia, livida per la collera, quando seppe che avevo passato tutti quei giorni con te, pensava che avessimo tramato alle sue spalle, che avessimo commesso chissà quali misfatti. Ricordo soprattutto la sua indecisione se lasciarmi o meno, la mia indecisione se non sopportare più le sue arroganze e tu, che non ti facesti vivo per più di un mese, per impedirmi che la tua presenza influisse negativamente sulla mia decisione. Non capiva che a noi piaceva stare assieme solo per parlare dei nostri problemi, per aiutarci e sostenerci all’infuori del legame amoroso che lega una persona all’altra. Questo era fuori dalla sua comprensione e mi rinfacciò questo per ben due anni. E tuttora, l’altro giorno, quando gli ho fatto vedere la tua lettera si è un po’ rabbuiato, mi ha domandato “come mai quel droghino si ricorda ancora di te?”. Non gli sei mai stato simpatico, forse perché aveva capito che stavi cercando di portarmi via da lui, ti definiva un droghino (anche se in realtà lo eri, anche se non un droghino finito); ti odiava, questo è il termine più giusto per definire il suo stato d’animo.

Ma ora parliamo di te. Mi hai detto che non hai mai trovato una ragazza che avesse il mio carattere, con cui potevi dividere la tua vita: ti rispondo che di Cristina c’è n’è una sola, ma soprattutto che il mio carattere non è dei migliori, anzi potrei definirlo zeppo di difetti. Non sono mai riuscita a capire, e non lo capirò mai, cosa trovavi in una comunissima e anonima ragazza quale sono io, per impedirti di rifarti una vita. E poi, diciamolo chiaro e tondo, io non c’entro per niente, è solo qualche complimento fuori luogo che vuoi elargirmi, e dici questo solo per il fatto che non hai trovato una ragazza che ti faccia dimenticare tutti i tuoi problemi. E, a proposito di problemi, spero proprio che tu abbia superato quel tuo “problemino” di “erba”, in cui cadevi molto spesso all’epoca dei tuoi vent’anni, a cui io attribuivo importanza perché desideravo che smettessi e tu per ripicca mi dicevi che l’avresti fatto solo se fossi diventata la tua ragazza. In definitiva, addossavi a me la colpa del tuo comportamento, “fumavi” per dimenticarmi dicevi, ma questo non ti aiutava certo a tirarti su il morale. A pensarci bene, io non ti ho mai visto felice, sorridente, sempre serio e pensieroso. Solo quel giorno che andammo a Monte ..... e io mi lasciai baciare ti vidi finalmente sorridere, anzi ridere e cantare. Io, per contro, quella notte piansi sulle mie stupide incertezze e indecisioni, ma tu questo non l’hai mai saputo e tutto è continuato come prima.

Il tempo è passato, ma non ti ho mai dimenticato, in questa metropoli vivo come una pulce in mezzo al pelo di un cane, dopo quanto dicevamo sul futuro, non è cambiato quasi nulla, automatizzazione e macchine ci sono sempre state, anche se ora sostituiscono al 90% il lavoro dell’uomo, e io mi lascio vivere, con i momenti belli e brutti che costellano la vita di ognuno.

Spero solo che verrai a trovarmi, non importa se M. non sarà proprio contento, ma non permetterò certo che lui rovini una così lunga amicizia. Nel frattempo scrivimi ancora, ricordati che la nostra corrispondenza, seppur saltuaria, vanta la bella età di dodici anni.

Con moltissimo affetto,

Cristina”

 

Ho passato parte della notte lasciando che i ricordi, vividi e netti come eventi successi solo ieri, scivolassero su di me.

Poi stamani, a colpo sicuro, dalla scatola dei miei personali ricordi, ho ripescato il tema scritto in quarta D. E’ il mio regalo d’addio per te, R.

Te l’ho detto poco fa, davanti ai necrologi, fra i quali ti ho cercato.

Forse speravo non ci fossi. E invece eccoti lì, bello e dannato come ti ricordavo.

Non ci sono figli a piangere la tua scomparsa.

Sei morto in una fredda domenica di febbraio.

Non ci incontreremo mai più, non in questa vita almeno... ti auguro buon Viaggio, amico mio… che il tuo tempo sia fatto ora solo di domeniche.

postato da soleazzurro alle ore 09:48 | link | commenti (2)
categorie: frammenti di vita, gioventù